Bt. Guido

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Witraż przedstawiający Gwidona z Montpellier - dawna kaplica Szpitala Ducha Świetego w Neufchateau we Francji I tempi in cui viveva, il Beato Guido da Montpellier, ricordano molto i nostri: unire Europa, conflitto tra papato e impero, desiderio di tornare al fervore evangelico originario.
I cambi sociali ed economici provocarono - come oggi - un aumento del numero dei poveri, privi dei mezzi di sussistenza più indispensabili. Se a questo aggiungiamo il problema dei bambini non desiderati, dei malati e degli anziani emarginati che osserviamo nelle foto, sorge la domanda: " l'intuizione dello Spirito, a cui è stato obbediente Guido da Montpellier,non sarebbe importante anche per i nostri tempi? Roben Martin ha detto una volta: "Il mondo contemporaneo, più che di evangelizzatori, ha bisogno di luoghi dove si vive il Vangelo". Le Case dello Spirito Santo, fondate da Guido da Montpellier, volevano essere questi luoghi. Era qui, dove ogni bisognoso poteva sperimentare il conforto proveniente dallo Spirito Santo, dove si manifestavano, in vari modi, i frutti dello Spirito: amore, gioia, pace ... Era qui, dove con l'aiuto dello Spirito Santo era più facile sopportare le propie sofferenze e miserie, in comunione con la Passione di Gesù Cristo. Qui, uniti in un solo Spirito, cooperavano tra di loro, frati, suore e laici. Ma cominciamo dal principio ...

bł. Gwidon z Montpellier (1160-1208)Guido nacque a Montpellier verso 1160. Era il quarto figlio del principe Guillaume VII e della principessa Matilde di Borgogna. Ebbe tre fratelli e cinque sorelle. La dinastia Guillaume governava le terre di Montpellier da più di 200 anni. Durante la sua vita (1160-1208) si successero sette pontificati. L'infanzia e gioventù del beato furono marcate soprattutto dalla figura del grande Papa Alessandro III (1159-1181), che per due volte, negli anni 1162 e 1165, fu ospite alla corte dei principi di Montpellier.

All' età di dodici anni Guido perde i due genitori . Dopo la loro morte, è dato in educazione ai Cavalieri Templari. Passati sei anni, probabilmente nel dicembre del 1178, lascia l'Ordine dei Templari. Poco dopo, quando già aveva raggiunto la maggiore età, cioè verso 1180, fonda la prima Casa dello Spirito Santo nella sua città natale. Nell'intenzione del Fondatore dell'Ordine dello Spirito Santo, la casa doveva essere un luogo di rifugio e conforto per i pellegrini, le donne in gravidanza abbandonate, gli infermi, i poveri, gli orfani e tutti coloro che desiderassero pentirsi e cambiare la propria vita.

La nuova comunità religiosa nella Casa dello Spirito Santo di Montpellier, sembrò essere dal principio del tutto innovatrice. Era composta da tre rami: i Frati dello Spirito Santo, le Suore dello Spirito Santo e la Confraternita dello Spirito Santo.
La Casa di Montpellier si trovava fuori delle mura della città (gli attuali "Faubourg de Nîmes “), nei pressi delle porte che davano al sobborgo di Saint Gilles, che dopo si chiamerà " Portalieres du Saint Esprit " (Porta dello Spirito Santo). L'ospedale era situato all'incrocio della "via dei Pellegrini” e del fiume Merdanson (oggi Verdanson). La sua posizione - scelta vicino alle mura della città e a correnti d'acqua, ad una certa distanza dagli edifici cittadini- si ripetirà nella maggior parte dei futuri ospedali dello Spirito Santo.

Dagli anni '90 del secolo scorso non è rimasto quasi niente degli edifici del primo ospedale del Santo Spirito. Solo possiamo trovare qualche vecchia casa, in attesa di essere demolita nel vicolo dello Spirito Santo. Nel 1998 però è stata scoperta dalla ricerca archeologica, intrapresa dalla città, la base del primo ospedale. Si sono ritrovati i contorni della struttura originale eretta dal Fondatore. Le fondamenta dell'oratorio e alcune lapidi che sono state portate alla luce, oggi sono esposte al pubblico in uno speciale parco della città. Queste lapidi di pietra mostrano l'opera di Guido da Montpellier.

Il fondamento della spiritualità dell'Ordine dello Spirito Santo è una speciale apertura allo Spirito Santo, che esige la cooperazione con la grazia dei suoi doni, frutti e ispirazioni. I frutti dello Spirito(Galati 5:22): amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza ...etc, dovrebbero trapelare in tutta la comunità, nel servizio ai bisognosi ... Maria è esempio di totale donazione a Dio e sottomissione allo Spirito Santo nella vita interiore e nel compimento della sua missione. Per questo è ricordata solennemente nella formula dei voti: "Io ... consacro la mia vita e mi offro a Dio, allo Spirito Santo, alla Beata Vergine Maria e ai nostri signori malati e poveri, a cui servirò tutti i giorni della mia vita...".

Era un desiderio del Beato Padre Guido che i membri della sua famiglia religiosa scorgessero sempre il volto di Cristo sofferente nelle persone a cui servono. Da questa verità si è sviluppato un particolare culto al Volto Gesù, saldamente radicata nella spiritualità dell'Ordine, con particolare sensibilità alle parole di Gesù nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo :"... Tutto ciò che avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, a me lo avete fatto ". La regola religiosa, scritta dal bt. Guido da Montpellier, basata su quella di Sant'Agostino, invita, come in altri ordini religiosi in genere, ad amare l'Eucaristia, la preghiera, soprattutto la liturgia, come anche a avere una speciale attenzione alla vita comunitaria basata sull'armonia tra la preghiera ed il lavoro apostolico - la carità, ad esempio delle prime comunità cristiane di Gerusalemme.

La testimonianza eloquente della vita comunitaria e le opere di misericordia, impartite ai bisognosi nell' ospedale di Montpellier, sono raccolte nella Bolla di Papa Innocenzo III "His praecipue” del 22 Aprile del 1198 dove si puo leggere: "Tra tutti i diversi ospedali di nuova costituzione, l'ospedale dello Spirito Santo, fondato a Montpellier, dal carissimo figlio Guido, si distingue per il suo spirito religioso, risplende grazie alla luce della misericordia e delle numerose opere di carità, che meglio conoscono coloro che hanno esperimentato questo bene nei loro confronti. Qui chi ha fame riceve cibo, i poveri indumenti, gli infermi le cure necessarie e, i più bisognosi il comforto, in modo che il superiore come i fratelli della comunitnà non dovrebbe essere chiamati tanto signori dei poveri, ma al contrario loro servi; Questi vivono precariamente tra i poveri dando misericordiosamente ciò di cui hanno bisogno ".


Il segno caratteristico della nuova famiglia religiosa diventa una croce a due braccia. Si tratta di una sintesi di tutta la sua spiritualità. Essa mostra unite: la croce di Cristo di Cristo con la croce di ognuno di noi. La colomba, in cima alla croce, ricorda che l'unità della vita - sofferenza umana con il sacrificio del mistero pasquale di Cristo, è possibile solo per opera e grazia dello Spirito Santo; gli spigoli della doppia croce si riferiscono ai dodici frutti dello Spirito Santo nella vita umana: amore, gioia, pace ... etc, enumerati nella lettera di San Paolo ai Galati (Gal 5:22). Era propio questo ciò che desiderava il Beato Guido: che la misericordia mostrata dai membri della sua comunità nascesse da una tale sorgente dando forma poi alla vita umana con i suoi frutti.

Il capitolo 36 della Regole, attribuita al bt. Padre Guido dice: "A secondo delle possibilità della casa che si dia da mangiare ai bambini, orfani e abbandonati, come anche gratuitamente siano accolti e trattati con amore i poveri e le donne in gravidanza ". Alle suore della congregazione il Fondatore affidò la cura dei bambini. Accanto al portone dell'ospedale fu preparato un luogo speciale - un torno con una apertura, unito a un battente, dove a qualsiasi ora era possibile lasciare un bambino indesiderati oppure abbandonato. Alle persone che lasciavano i bambini se le garantiva il completo anonimato.

Nel cap. 7 della Regole segue dicendo: "Quando gli infermi vengono, o sono portati, alla Casa dello Spirito Santo, che in primo luogo possano confessarsi e ricevere la Santa Comunione. In seguito verranno coricati in un letto e qui, come signori, ogni giorno saranno alimentati e serviti con amabilità". Un giorno alla settimana i confratelli dovevano cercare per le strade della città bambini abbandonati, orfani, infermi e poveri. Tutti dovevano essere portati all’ospedale, dove potevano essere nutriti e curati con grande attenzione. Se non vi era posto nell’ospedale, i frati avevano l'obbligo di visitare e curare i malati nelle loro propie case; i bambini invece dovevano essere sempre portati all’ ospedale.


Oltre ai tre voti, tipici di tutte le congregazioni, i frati e le suore dell'Ordine religioso dello Spirito Santo, hanno un quarto voto, relativo alla cura dei pazienti. "Io ... consacro la mia vita e mi offro a Dio, alla Beata Vergine Maria e ai nostri signori malati e poveri, a cui servirò tutti i giorni della mia vita...".

Gli ultimi momenti della vita terrena di Guido da Montpellier sono riportati nel documento “Ad Breve nuptias” del 1208, in cui il Papa Innocenzo III, le informa della sua decisione di istituire il cosiddetto Ospedale del Santo Spirito detto: "Santa stazione." Il Papa dette l’ordine che la prima Domenica dopo la festa dell'Epifania, "il velo con l'immagine impressa del volto di Gesù della Basilica di San Pietro", fosse portato in solenne processione, ed esposto alla venerazione dei fedeli nel luogo dove ogni giorno si toccava e si curava il volto sofferente di Cristo con le opere di misericordia ai più bisognosi. In quello stesso anno, nel 1208, pochi mesi dopo, Guido muore a Roma.

Dopo anni fra. Pietro Saunier cosìcaratterizzò la persona del Fondatore: " Guido nato in famiglia nobile, riccho di fortune e sapienza, infiammato dalla fede e ardente nell’amore, tenero amante dei poveri che trattava come signori, rispettava come propri superiori, amava come fratelli, curava come figli, venerava come immagine di Cristo ".